Storia della Città di Porto Empedocle

 

 

Porto Empedocle è un importante centro portuale e industriale, località balneare della costa agrigentina , prospiciente il mare africano. Di origine medievale divenne punto nevralgico del commercio agricolo e commerciale della provincia.

Nacque come approdo marittimo a servizio della città di Girgenti, ma lo scalo marittimo, nel corso degli anni, ebbe un notevole incremento. Gli scambi commerciali avvenivano soprattutto con  l’ Africa.

Nel 1725 l’ imperatore austriaco Carlo VI, considerata la rilevanza strategica della località marinara di Girgenti, ordinò lavori di ristrutturazione del molo, che versava in gravi condizioni, e diede altresì nuove disposizioni sul suo funzionamento per avviarne la ripresa economica.

Nel 1817 Agrigento diviene capoluogo di provincia e registra un notevole aumento demografico che sarà alla base della ristrutturazione  ed espansione della città a partire dal secolo XIX.

Lo stesso anno, con regio decreto dell’ undici ottobre, era stato esteso in tutta la regione il sistema amministrativo del regno delle due Sicilie e Girgenti diveniva capovalle.

Gli Agrigentini speravano che la nuova condizione avrebbe avuto effetti positivi soprattutto sull’ occupazione, specie attraverso l’incremento delle opere di edilizia pubblica e la creazione di nuovi servizi.

Ma l’intervento dei Borboni sull’economia locale fu sempre piuttosto modesto . Neppure il vicino molo che attendeva da tempo, beneficiò dell’attenzione necessaria e ciò non favorì certamente le attività commerciali e portuali. Nel 1820 Girgenti fu la prima, tra le città  dell’Isola, a  seguire l’appello dei Palermitani e a proclamare la rivoluzione. In quei mesi il consenso popolare fu vasto e interessò tutti i ceti sociali e persino parte del clero. Girgenti visse tutte le fasi dei moti del 1820-1821, sia quelle politiche che quelle militari, e pertanto pagò duramente il ritorno delle truppe borboniche, quando la rivoluzione venne repressa e il vecchio ordine restaurato.

Nel 1848 la Sicilia proclamò la rivoluzione, Agrigento si scisse insieme a diverse altre città della provincia, dando vita ad una importante esperienza politica che formò la nuova classe che guiderà il territorio agrigentino.

Proprio nel corso della rivoluzione del 1848, la torre del molo fu teatro della strage di 114 detenuti fatti uccidere per soffocamento dal comandante, il maggiore Ignazio Sarzana.

La vicenda dell’orrenda strage è stata ricostruita in un libro di Andrea Cammilleri intitolato “La strage dimenticata”.

Il 18 agosto 1852 il re Ferdinando II promulgò il Decreto Reale col quale la borgata del caricatore di Girgenti veniva elevata a Comune autonomo a partire dal 1° gennaio 1853, col nome di Molo di Girgenti. Con decreto del 4 gennaio 1863, il re Vittorio Emanuele II di Savoia modificò, in onore del grande filosofo agrigentino, il nome di Molo di Girgenti in quello di Porto Empedocle.

Il nuovo Comune, che dista cinque chilometri dal Capoluogo si estende su 7.636 ettari ad un’altitudine che varia dai 2 metri ai 348 sul livello del mare; la popolazione residente è di circa 16.000 abitanti.

La storia della città dopo l’unità d’Italia appartiene per intero alla storia del paese. Lo sviluppo economico, sociale e politico del territorio empedoclino è riconducibile a tanti altri comuni della provincia di Agrigento,  compresa la città capoluogo.

Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale subì pesanti bombardamenti da parte delle forze alleate; poi, nel 1971, un alluvione di spaventose proporzioni sconvolse una parte importante del territorio urbano. L’evento della natura causò notevoli danni alle abitazioni. Da quel giorno, Porto Empedocle appare sulle prime pagine dei quotidiani; la valanga di fango e detriti suscitò, infatti, un’emozione vastissima. Lo Stato e la Regione Siciliana intervennero prontamente e furono costruiti centinaia e centinaia di nuovi alloggi popolari .

Il contesto urbanistico è circoscritto: da una parte il paese nuovo cresciuto in fretta con le sue nuovi torri e con gli edifici moderni e commerciali, dall’altra il paese vecchio, luogo della memoria che ricorda il passato con l’odore dello zolfo e il luccichio delle dune di sale e per sfondo i variopinti pescherecci.

A testimoniare un accresciuto interesse verso Porto Empedocle e il sempre maggior numero di turisti  che in ogni periodo dell’anno la visitano. Porto Empedocle è inoltre lo scalo per navi di linea che collegano la Sicilia con le isole di Linosa e Lampedusa.

In oltre Porto Empedocle negli ultimi anni ha registrato una ripresa dei collegamenti marittimi con l’isola di Malta, dove continua in modo sostenuto l’esportazione del cemento. Inoltre si è riscontrato un significativo movimento di navi da crociera di modesto tonnellaggio.

Il 12 dicembre 2009 con Decreto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Porto Empedocle diventa Città.

 

 

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